VSME guida

VSME — Guida pratica

Commission Recommendation (EU) 2025/1710 · Italiano

Questa è una riproduzione non ufficiale del testo. Per la versione ufficiale, consultare EUR-Lex.

Modulo base: orientamenti

Gli orientamenti contenuti nelle sezioni che seguono mirano ad agevolare l'applicazione degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità di cui all'allegato I, punti da 21 a 43, della raccomandazione della Commissione su un principio volontario di rendicontazione di sostenibilità per le piccole e medie imprese.
Gli orientamenti che seguono sono pensati per inserirsi in un ecosistema che potrebbe includere orientamenti supplementari elaborati dall'EFRAG, altri strumenti digitali e un ulteriore sostegno all'attuazione (attività didattiche, dialogo con i portatori di interessi) volti a facilitare la comprensione di alcuni elementi tecnici degli orientamenti.
I presenti orientamenti sono a uso delle imprese che intendono applicare il modulo base.
B1

Criteri per la redazione

Nell'indicare la propria forma giuridica conformemente alla legislazione nazionale, come previsto al punto 24, lettera e), sottopunto i), l'impresa può scegliere una delle strutture seguenti:
società privata a responsabilità limitata;
impresa individuale;
società di persone;
cooperativa;
altro (precisare, in base alle specifiche nazionali riguardanti le forme giuridiche).
Il codice o i codici NACE (acronimo di Nomenclature statistique des Activités économiques dans la Communauté Européenne) da comunicare conformemente al punto 24, lettera e), sottopunto ii), sono parte di un sistema di classificazione delle attività economiche utilizzato nell'Unione europea. La classificazione NACE fornisce un quadro standardizzato per suddividere in settori le attività economiche, rendendo possibili i confronti e assicurando un'interpretazione comune ai vari paesi dell'UE.
Il codice NACE è composto da un numero di cifre compreso tra 2 e 5, a seconda del livello di specificità con cui è identificata l'attività economica. Per l'elenco dei codici NACE, si veda il regolamento delegato (UE) 2023/137.

N. di livello

Denominazione

Descrizione

1

Sezione

Le sezioni sono contrassegnate da una lettera dell'alfabeto e individuano 21 macrosettori economici, ad esempio agricoltura, attività manifatturiera o commercio.

2

Divisione

Le divisioni sono contrassegnate da un codice numerico a due cifre e individuano un settore specifico all'interno di un macrosettore economico. Sono 88 in totale.

3

Gruppo

I gruppi sono contrassegnati da un codice numerico a tre cifre (di cui le prime due sono le cifre della divisione) e individuano un sottosettore specifico all'interno di un settore. Sono circa 270.

4

Classe

Le classi sono contrassegnate da un codice numerico a quattro cifre (di cui le prime sono le cifre della divisione e del gruppo) e individuano un'attività specifica all'interno di un gruppo. Sono circa 450.

Per quanto concerne il numero di dipendenti da comunicare conformemente al punto 24, lettera e), sottopunto v), l'equivalente a tempo pieno (ETP) è il numero di posizioni a tempo pieno nell'organico dell'impresa. Può essere calcolato dividendo le ore calendarizzate di un dipendente (totale delle ore di lavoro effettive in una settimana) per le ore previste dal datore di lavoro per una settimana lavorativa a tempo pieno (totale delle ore di lavoro dei dipendenti a tempo pieno). Ad esempio, un dipendente che lavora 25 ore la settimana per un'impresa nella quale la settimana a tempo pieno è di 40 ore corrisponde a 0,625 ETP (ossia 25 ore/40 ore).
Gli effettivi sono il numero totale di persone impiegate dall'impresa, comunicato alla fine del periodo di riferimento o come media nel periodo di riferimento.
Per quanto concerne il paese delle operazioni primarie e l'ubicazione degli attivi significativi da comunicare conformemente al punto 24, lettera e), sottopunti vi) e vii), l'impresa rende note tali informazioni per ciascuno dei suoi siti utilizzando la tabella seguente:

Sito

Indirizzo

Codice postale

Città

Paese

Coordinate (geolocalizzazione)

Sede legale (es.)

Magazzino (es.)

Impianto industriale (es.)

Si ritiene che la geolocalizzazione di un'impresa possa costituire un elemento di informazione prezioso per i portatori di interessi ai fini della valutazione dei rischi e delle opportunità connessi alle PMI, in particolare in relazione a questioni attinenti alla sostenibilità quali l'adattamento ai cambiamenti climatici, le risorse idriche, gli ecosistemi e la biodiversità.
La geolocalizzazione è fornita sotto forma di punti spaziali per singole unità o di punti poligono che definiscono i confini di un sito più grande e meno assimilabile a un'unità, come un'azienda agricola, una miniera o un impianto. L'impresa può fornire un insieme di punti per consentire di individuare facilmente la zona interessata. I punti spaziali sono forniti come coordinate a cinque decimali (ad esempio 0° 00′ 0,036″).
Nel comunicare la geolocalizzazione dei siti posseduti, in locazione o gestiti, l'impresa include le coordinate dei siti nella tabella di cui al punto 73. L'impresa può utilizzare strumenti di mappatura online per individuare le coordinate di siti che possiede, ha in locazione o gestisce. Può inoltre utilizzare software o piattaforme adeguate al fine di definire ulteriormente il perimetro o l'area dei siti di dimensioni maggiori.
In relazione al punto 25, la certificazione di sostenibilità può includere marchi di qualità ecologica registrati nell'ambito di un sistema dell'UE, nazionale o internazionale che corrispondano all'attività principale di una PMI. Ad esempio, il marchio Ecolabel UE copre prodotti specifici, quali prodotti tessili e calzature, rivestimenti (ad esempio i rivestimenti per pavimenti in legno), prodotti per la pulizia e la cura della persona, apparecchiature elettroniche e mobili. Per maggiori informazioni l'impresa può consultare i gruppi di prodotti e il catalogo dei prodotti dell'Ecolabel UE.
B2

Pratiche, politiche e iniziative future per la transizione verso un'economia più sostenibile

Le imprese possono utilizzare il modello seguente per comunicare gli elementi di informazione dell'informativa B2.

Sono state predisposte pratiche/politiche/iniziative future in materia di sostenibilità che affrontano una delle seguenti questioni attinenti alla sostenibilità?

[SÌ/NO]

Sono pubbliche?

[SÌ/NO]

Le politiche prevedono obiettivi?

[SÌ/NO]

Cambiamenti climatici

Inquinamento

Acque e risorse marine

Biodiversità ed ecosistemi

Economia circolare

Forza lavoro propria

Lavoratori nella catena del valore

Comunità interessate

Consumatori e utilizzatori finali

Condotta delle imprese

Se l'impresa è una cooperativa, può comunicare:
in quale misura lavoratori, utilizzatori e altre parti o comunità interessate partecipano effettivamente alla governance;
l'investimento finanziario nel capitale o negli attivi dei soggetti dell'economia sociale di cui alla raccomandazione del Consiglio del 29 settembre 2023 (escluse le donazioni e i contributi); e
eventuali limiti alla distribuzione degli utili connessi alla natura mutualistica o alla natura delle attività che consistono in servizi di interesse economico generale.

Orientamenti sulla forza lavoro propria, sui lavoratori nella catena del valore, sulle comunità interessate e sui consumatori e utilizzatori finali

Al fine di comprendere le questioni attinenti alla sostenibilità relative ai diritti sociali e umani, si faccia riferimento all'elenco di possibili questioni che figura nell'appendice B. Tale elenco può aiutare a stabilire se le politiche, le pratiche o le iniziative future affrontano gli impatti negativi sui diritti umani a tutto tondo o se si limitano a determinati gruppi di portatori di interessi (ad esempio i lavoratori nella catena del valore a monte). Nel quadro di questa informativa le imprese possono anche indicare se dispongono di un processo per trattare le denunce relative ai diritti umani.
B3

Energia ed emissioni di gas a effetto serra

Impatti sul clima: uso di energia ed emissioni di gas a effetto serra

Conformemente ai punti 29 e 30 l'impresa riferisce in merito ai suoi impatti climatici, fornendo informazioni sul consumo di energia e sulle emissioni di gas a effetto serra. I presenti orientamenti sull'informativa B3 non costituiscono un elemento di informazione supplementare rispetto ai punti 29 (consumo di energia) e 30 (emissioni di gas a effetto serra), bensì ribadiscono un obiettivo generale e contestualizzano l'informativa di base B3.

Consumo di energia

Gli impatti legati al clima sono determinati in modo significativo dal consumo di energia. È pertanto importante comunicare sia la quantità che il tipo di energia consumata (ad esempio combustibili fossili, quali carbone, petrolio e gas, o energie rinnovabili) e il mix energetico. Si può ad esempio rendere noto il consumo totale di energia, ripartito tra combustibili fossili ed energia elettrica, ma sono possibili anche altre ripartizioni, ad esempio tra energia elettrica acquistata ed energia elettrica autoprodotta da fonti rinnovabili. Segue un esempio di presentazione delle informazioni richieste al punto 29.

Consumo di energia rinnovabile (MWh)

Consumo di energia non rinnovabile (MWh)

Totale consumo di energia 202(x) (MWh)

Energia elettrica (secondo quanto risulta dalle bollette)

300

186

486

Combustibili

3

7

10

Se acquista combustibili fossili (ad esempio gas naturale o petrolio) o rinnovabili (ad esempio biocarburanti, quali biodiesel e bioetanolo) per produrre energia elettrica, calore o raffrescamento destinati al consumo proprio, l'impresa deve evitare doppi conteggi. Contabilizzerà quindi come consumo di combustibile il contenuto energetico del combustibile acquistato, ma non il proprio consumo dell'energia elettrica e del calore prodotti a partire da tale combustibile, e non comunicherà informazioni riguardo a tale consumo di energia elettrica e calore. Se produce energia elettrica da fonti rinnovabili quali l'energia solare o eolica, senza uso di combustibili, l'impresa contabilizza la quantità di energia elettrica generata e consumata come consumo di energia elettrica.
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L'impresa non può compensare il consumo di energia con la produzione di energia, anche se l'energia generata presso il sito è venduta a terzi e utilizzata da questi ultimi. L'impresa deve inoltre evitare il doppio conteggio dei combustibili consumati quando comunica il consumo di energia autoprodotta. Se genera energia elettrica a partire da un combustibile non rinnovabile o rinnovabile e poi la consuma, questo consumo è conteggiato una sola volta nel consumo di combustibili. La quota di consumo di energia rinnovabile può essere calcolata sulla base di garanzie di origine, di certificati di energia rinnovabile o della composizione dell'energia elettrica indicata in bolletta. La bolletta dell'energia elettrica può fare riferimento alle unità di energia elettrica consumate e specificare la percentuale di energia elettrica fornita da fonti rinnovabili, che può presentarsi come nella figura.
Nel preparare le informazioni sul consumo di energia di cui al punto 29, l'impresa esclude le materie prime e i combustibili che non sono bruciati per fini energetici. L'impresa che consuma combustibili come materia prima può comunicare le informazioni al riguardo separatamente dall'informativa obbligatoria.

Conversione tra diverse unità di misura dell'energia

Le imprese devono comunicare il loro consumo di energia in termini di energia finale, intesa come la quantità di energia fornita all'impresa, ad esempio i megawatt-ora (MWh) di energia elettrica acquistata presso il fornitore, il vapore proveniente da un impianto industriale vicino o il diesel acquistato nelle stazioni di servizio. L'energia elettrica fa riferimento esplicito al calore, al vapore e al raffrescamento. I combustibili comprendono qualsiasi cosa bruciata, ad esempio gas, gas naturale, biomassa, eccetera.
Il punto 29 indica i MWh come unità scelta per misurare il consumo di energia. Nel caso del combustibile o della biomassa, è necessario convertire in MWh i dati espressi in altre unità, quali il contenuto energetico (ad esempio kJ o Btu), il volume (ad esempio litri o m3) o la massa (ad esempio tonnellate metriche o tonnellate corte).
Per il consumo di combustibile misurato in massa (ad esempio legna, carbone), l'impresa dovrebbe:
ottenere il potere calorifico netto (ad esempio kJ/tonnellata metrica, TJ/Gg) del combustibile, che può essere un valore tipico pubblicato da fonti affidabili quali il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) oppure può essere indicato dal fornitore o determinato internamente;
convertire il potere calorifico netto in MWh/t, ad esempio:1 TJ = 1012 J = 277,78 MWh; 1 Gg = 109 g = 1 000 t11,9 TJ/Gg = 11,9 × 277,78/1 000 t = 3,31 MWh/t; e
calcolare il contenuto energetico della massa, ad esempio: 1 245 345 t × 3,31 MWh/t = 4 117 111 MWh.
Nel caso dei combustibili liquidi, le imprese dovrebbero:
convertire il volume in massa moltiplicandolo per la densità del combustibile, ad esempio:diesel = 4 456 000 l; densità del diesel = 0,84 kg/l 4 456 000 (l) × 0,84 (kg/l) = 3 743 040 kg = 3 743 t;
calcolare il contenuto energetico moltiplicando la massa per il potere calorifico netto, ad esempio: 3 743 [t] × 43 [TJ/Gg] = 3 743 t × 43 TJ/(1 000 [t]) = 160,95 [TJ]; e
convertire i TJ in MWh, ad esempio: 1 TJ = 1012 J = 277 778 MWh160,95 [TJ] = 277,78 [MWh/TJ] × 160,95 [TJ] = 44 708 MWh

Fonti di documentazione

Dati

Fonte di documentazione

CDP

Nota tecnica CDP, "Conversion of fuel data to MWh"

Emissioni di gas a effetto serra

Per quanto riguarda le emissioni di gas a effetto serra lorde derivanti dalle attività dell'impresa, l'obbligo di cui al punto 30 si basa sulle definizioni e sulle regole del Greenhouse Gas Protocol, la principale norma per la contabilizzazione delle emissioni di gas a effetto serra. Conformemente al punto 30 le imprese sono tenute a comunicare le loro emissioni di ambito 1 e 2. Le emissioni di gas a effetto serra di ambito 1 sono le emissioni dirette da fonti di proprietà o sotto il controllo dell'impresa. Quelle di ambito 2 sono emissioni indirette di gas a effetto serra emesse per effetto delle attività dell'impresa che comunica le informazioni (dato che derivano dall'energia consumata dall'impresa) ma che si verificano presso fonti di proprietà o sotto il controllo di un'altra impresa. Nelle sezioni che seguono figurano ulteriori orientamenti in merito alle modalità di calcolo delle emissioni di ambito 1 e 2.
Le emissioni di ambito 1 e 2 possono essere comunicate nel formato seguente.

Emissioni di gas a effetto serra 202(x) (t CO2eq)

Ambito 1

45

Ambito 2

6

Totale

51

Il Greenhouse Gas Protocol è una norma globale per misurare, comunicare e gestire le emissioni di gas a effetto serra con coerenza e trasparenza. La norma Corporate Accounting and Reporting Standard fornisce orientamenti per quanto concerne le emissioni di ambito 1, 2 e 3 per le imprese e altre organizzazioni (ONG, pubblica amministrazione, ecc.).
Al fine di restituire un quadro accurato delle emissioni dell'impresa, il Greenhouse Gas Protocol ha stabilito un elenco di principi di comunicazione:
pertinenza: garanzia del fatto che l'inventario dei gas a effetto serra rispecchi le emissioni di gas a effetto serra dell'organizzazione;
completezza: garanzia del fatto che l'inventario dei gas a effetto serra tenga conto di tutte le fonti e attività che emettono gas a effetto serra all'interno del confine scelto;
coerenza: garanzia della coerenza nell'uso della metodologia per consentire raffronti nel tempo;
trasparenza: comunicazione delle ipotesi, dei riferimenti e della metodologia utilizzati per il calcolo delle emissioni di gas a effetto serra; e
precisione: garanzia del fatto che i dati sulle emissioni di gas a effetto serra siano sufficientemente precisi da consentire agli utilizzatori di prendere decisioni.
In alternativa al Greenhouse Gas Protocol, le imprese possono ricorrere alla norma ISO 14064-1, qualora sia più adatta alle loro esigenze di comunicazione.
Nel comunicare le emissioni di gas a effetto serra, è importante fissare confini adeguati al fine di garantire che l'inventario dei gas a effetto serra sia corretto ed evitare il doppio conteggio delle emissioni. Il Greenhouse Gas Protocol definisce due tipi principali di confine: confine dell'organizzazione e confine operativo.
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Confine dell'organizzazione: il Greenhouse Gas Protocol lo definisce come il limite che circoscrive le operazioni di proprietà o sotto il controllo dall'impresa che comunica le informazioni, a seconda dell'approccio di consolidamento adottato. Esistono due approcci di consolidamento delle emissioni, uno basato sul capitale e l'altro basato sul controllo. L'impresa sceglierà quello più consono alle sue circostanze.
L'approccio basato sul capitale consiste nel contabilizzare le emissioni di gas a effetto serra derivanti dalle operazioni in funzione della quota di capitale che l'impresa detiene nelle operazioni;
se opta per l'approccio basato sul controllo, l'impresa contabilizza le emissioni di gas a effetto serra derivanti dalle operazioni sulle quali esercita un controllo finanziario o operativo. Le imprese dovranno utilizzare i criteri di controllo operativo o di controllo finanziario quando applicano questo approccio per consolidare e riferire le proprie emissioni nella relazione.
Si parla di controllo finanziario quando l'impresa ha il controllo finanziario dell'operazione, ossia è in grado di dirigere le politiche finanziarie e operative al fine di trarre benefici economici dalle sue attività.
Si parla di controllo operativo quando l'impresa ha il controllo operativo dell'operazione, ossia se l'impresa o una delle sue filiazioni ha piena autorità per introdurre e attuare politiche operative nel contesto dell'operazione.
Confine operativo: il Greenhouse Gas Protocol lo definisce come il limite che circoscrive le emissioni dirette e indirette associate alle operazioni di proprietà o sotto il controllo dell'impresa che comunica le informazioni. Tale valutazione permette all'impresa di stabilire quali operazioni e fonti causino emissioni dirette (ambito 1) e indirette (ambito 2 e ambito 3) e di decidere quali emissioni indirette includere tra quelle derivanti dalle sue operazioni.
Le considerazioni in merito ai confini devono attenersi ai principi di cui sopra (coerenza nel tempo, trasparenza nella documentazione e completezza) e sono schematizzate nell'immagine sottostante (1).
Il Greenhouse Gas Protocol introduce anche orientamenti e delinea le tappe per individuare, calcolare e tenere traccia delle emissioni di gas a effetto serra, come illustra l'immagine (2).
Iniziative private e pubbliche hanno sviluppato strumenti diversi per aiutare le imprese a elaborare il proprio inventario delle emissioni di gas a effetto serra e ad affrontare le sfide connesse alla sua preparazione. L'EFRAG mette a disposizione sul proprio sito web una serie di calcolatori consigliati dei gas a effetto serra.

Orientamenti sulle emissioni di ambito 1 e sulle emissioni di ambito 2 basate sulla posizione

Le emissioni tipiche di ambito 1 comprendono le emissioni di CO2 (nonché di CH4 e N2O) associate alla combustione di combustibili (ad esempio in caldaie, forni, veicoli, ecc.) e le emissioni fuggitive derivanti dal condizionamento dell'aria e dai processi industriali.
Le emissioni di ambito 2 basate sulla posizione comprendono le emissioni derivanti dall'energia elettrica, dal calore, dal vapore e dal raffrescamento acquistati o acquisiti e consumati dall'impresa che comunica le informazioni. Riflettono l'intensità media di emissione delle reti nelle quali avviene il consumo di energia e utilizzano principalmente i dati relativi al fattore di emissione medio della rete. Fonti tipiche di emissioni di ambito 2 sono le apparecchiature che consumano energia elettrica (motori elettrici, apparecchi di illuminazione, edifici, ecc.), calore (riscaldamento nei processi industriali, negli edifici ecc.), vapore (processi industriali) e raffrescamento (processi industriali, edifici, ecc.).
Le emissioni di gas a effetto serra possono essere valutate in vari modi, ad esempio attraverso calcoli, misurazioni o una loro combinazione. Un approccio comune si basa sul calcolo con l'applicazione di fattori di emissione, che possono incorporare il potenziale di riscaldamento globale (GWP, global warming potential) dei gas a effetto serra. Può anche essere effettuata la misurazione diretta mediante sensori (flusso e concentrazione). La tabella che segue sintetizza i metodi più comuni.

Metodo di valutazione delle emissioni di gas a effetto serra

Dettagli

Dati necessari

Misurazione

Prodotto delle quantità di gas misurate direttamente per il rispettivo potenziale di riscaldamento globale

Quantità diretta di gas emessi ottenuta dalla misurazione degli stessi (portata, concentrazione, volume)

Potenziale di riscaldamento globale dei gas (GWP)

Calcolo

Prodotto dei dati sulle attività per il fattore di emissione che integra il potenziale di riscaldamento globale (GWP)

Dati sulle attività

Fattori di emissione

La tabella di cui sopra introduce i termini seguenti:
"dati sulle attività": corrispondono generalmente alla quantità di combustibile consumata, che può essere espressa in unità di misura dell'energia (es. MWh), del volume (es. m3 o l) o della massa (es. t o kg). L'impresa può desumere i dati dalle ricevute di acquisto del combustibile o dalle bollette;
"potenziale di riscaldamento globale" (GWP): quantifica l'impatto di un dato gas a effetto serra sul clima rispetto a un'unità equivalente di biossido di carbonio; e
"fattore di emissione": quantifica il gas a effetto serra emesso per unità di attività. I fattori di emissione tengono spesso conto del GWP del gas a effetto serra, nel qual caso l'impresa può astenersi dal prenderlo in considerazione.
Nella tabella che segue figurano fonti non esaustive cui le imprese possono accedere facilmente per consultare tanto i fattori di emissione quanto il potenziale di riscaldamento globale. Le imprese possono attingere anche a fonti nazionali autorevoli più pertinenti alle loro circostanze.

Fattori di emissione

ADEME – Base Empreinte®

IPCC – Emissions Factor Database

IPCC – Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories

Association of Issuing Bodies (AIB) – Residual Mix Grid Emission Factors

JRC – Historical GHG emissions factor for electricity consumption

AIE – Annual GHG emission factors for World countries from electricity and heat generation (a pagamento)

Potenziale di riscaldamento globale (GWP)

IPCC – Global Warming Potential

Per ulteriori orientamenti e strumenti di gestione e comunicazione delle loro emissioni di gas a effetto serra e dei loro impatti climatici, le imprese possono consultare il sito web SME Climate Hub.

Esempio di calcolo delle emissioni di ambito 1

L'impresa A brucia olio combustibile n. 4 in una caldaia industriale. Tiene traccia dei relativi costi ai fini della contabilità finanziaria e dei volumi (m3) ai fini della contabilizzazione dei gas a effetto serra, secondo quanto riportato nelle ricevute. Sulla base delle ricevute l'impresa determina i volumi annui di olio combustibile acquistato e registra il livello delle scorte di olio combustibile il primo giorno dell'anno civile. Nel 2023 l'impresa ha acquistato 100 m3 di olio combustibile. Stando ai registri, i serbatoi dell'impresa contenevano 2,5 m3 di olio combustibile al 1o gennaio 2023 e 1 m3 al 1o gennaio 2024. L'impresa conclude quindi (attraverso gli acquisti e la misurazione delle scorte) che nel corso del 2023 ha consumato 101,5 m3 di olio combustibile.
Utilizzando l'elenco IPCC dei fattori di emissione (tabella 2.3, pag. 2.18), l'impresa stima che il suo fattore di emissione corrisponda a una miscela 50/50 di olio diesel e olio residuo, pari a 75,75 t CO2/TJ, e con l'ausilio di statistiche pubbliche sull'energia determina che il potere calorifico netto del combustibile è pari a 0,03921 TJ/m3. Dato che il potenziale di riscaldamento globale del CO2 è pari a 1, le emissioni di CO2 dell'impresa per questa fonte di ambito 1 sono:101,5 m3 × 0,03921 TJ/m3 × 75,75 t CO2/TJ × 1 = 301,5 t CO2
Ai fini della completezza del presente esempio, si calcolano anche le emissioni di CH4 e N2O. L'elenco IPCC indica che i rispettivi fattori di emissione sono 3 kg di CH4/TJ e 0,6 kg di N2O/TJ, e le emissioni risultano quindi:emissioni di CH4 = 101,5 m3 × 0,03921 TJ/m3 × 3 kg CO2/TJ × 29,8 = 0,36 t CO2eqemissioni di N2O = 101,5 m3 × 0,03921 TJ/m3 × 0,6 kg CO2/TJ × 273 = 0,65 t CO2eq
Stando a quanto sopra, le emissioni di CH4 e N2O aggiungono circa 1 t CO2eq al valore di CO2 di 301,5 t CO2, pari a circa lo 0,3 % del totale. Tale dato potrebbe essere considerato ampiamente entro i margini di errore di comunicazione accettabile e si potrebbe quindi decidere di non calcolarlo né comunicarlo. I potenziali di riscaldamento globale per il CH4 e l'N2O sono tratti dalla sesta relazione di valutazione dell'IPCC, capitolo 7SM.

Esempio di calcolo delle emissioni di ambito 2

La società A occupa un edificio adibito a uffici di 2 000 m2 a Parigi, nel quale paga l'energia elettrica consumata per il riscaldamento e il raffrescamento centralizzati, l'illuminazione, i computer e altre apparecchiature elettriche quali gli elettrodomestici. A partire dalle bollette ha stimato che l'edificio ha consumato 282 MWh di energia elettrica nel 2022. Utilizzando un fattore di emissione di 73 g CO2eq/kWh per la Francia nel 2022, l'impresa ha stimato che le proprie emissioni di ambito 2 per il consumo di energia elettrica dell'edificio come segue:
Formula

Le imprese potrebbero voler fornire anche dati relativi alle emissioni di ambito 2 basate sul mercato. I fattori di emissione per le emissioni di ambito 2 basate sul mercato tengono conto degli accordi contrattuali dell'impresa con i suoi fornitori di energia. I fattori di emissione basati sul mercato possono essere messi a disposizione dai fornitori di energia elettrica o di calore dell'impresa e integrati dall'acquisto di certificati relativi agli attributi dell'energia o da accordi di compravendita di energia elettrica, o ancora dall'uso di fattori di emissione del mix residuo (AIB, 2024).
B4

Inquinamento di aria, acqua e suolo

Orientamenti sulle imprese tenute a riferire in merito all'inquinamento e sugli inquinanti oggetto della comunicazione

Conformemente al punto 32 l'impresa rende noti gli inquinanti che emette nell'aria, nell'acqua e nel suolo nell'ambito delle proprie operazioni se è già tenuta, per legge o nell'ambito di un sistema di gestione ambientale, a comunicare tali informazioni alle autorità competenti. Ciò significa che l'impresa valuterà innanzitutto se comunica già tali informazioni, ai sensi di un obbligo giuridico o su base volontaria. Se riferisce già in merito alle emissioni inquinanti (o è tenuta per legge a farlo), fornirà ulteriori informazioni secondo le prescrizioni di cui al punto 32. Se invece non riferisce ancora al riguardo (e non è tenuta per legge a farlo) è sufficiente che lo indichi.
In generale, questa prescrizione dovrebbe applicarsi alle imprese che sono gestori di un'installazione industriale o di un allevamento intensivo di bestiame rientrante nell'ambito di applicazione della direttiva relativa alle emissioni industriali e derivanti dall'allevamento di bestiame (direttiva (UE) 2024/1785 che modifica la direttiva 2010/75/UE). La direttiva (UE) 2024/1785 si applica a circa 75 000 installazioni in Europa e riguarda attività che spaziano dalla combustione di combustibile in caldaie con una potenza nominale superiore a 50 MW alla fusione in fonderia, fino alla trasformazione di metalli non ferrosi, la produzione di calce, la fabbricazione di prodotti ceramici mediante cottura, la fabbricazione di prodotti fitosanitari o biocidi, l'allevamento di qualsiasi combinazione di suini o pollame che rappresenti 380 o più capi di bestiame, la concia di pelli, i macelli e altro. In questi casi l'installazione deve già comunicare all'autorità competente gli inquinanti rilasciati nell'aria, nell'acqua e nel suolo e i dati sono pubblicamente disponibili nel portale sulle emissioni industriali a norma del regolamento (UE) 2024/1244, che sostituisce il registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti ("PRTR europeo") istituito dal regolamento (CE) n. 166/2006. Le imprese che gestiscono più di un impianto non sono tenute a indicare nel PRTR europeo le emissioni consolidate a livello di impresa, in quanto la comunicazione avviene soltanto a livello di impianto. Il presente principio richiede la comunicazione della quantità totale di inquinanti rilasciati da tutti gli impianti. Analogamente, le imprese che possiedono un impianto ma non lo gestiscono non sono tenute a inserire informazioni nel PRTR europeo, ma devono dare conto delle emissioni degli impianti di loro proprietà nella relazione sulla sostenibilità.
Lo stesso vale se un'impresa è tenuta a monitorare e comunicare informazioni sugli inquinanti che figurano nel PRTR europeo nel quadro di un sistema di gestione ambientale, quale ad esempio un sistema di ecogestione e audit (EMAS), o della certificazione ISO 14001. Si tratta in linea di principio di aspetti pertinenti che l'impresa deve includere nella relazione sulla sostenibilità.
Se possiede o gestisce un solo impianto e ha già reso pubblici i dati sull'inquinamento, l'impresa può rimandare al documento in cui fornisce tali informazioni anziché comunicarle nuovamente. Analogamente, se pubblica una relazione a livello di organizzazione (ad esempio una relazione EMAS) in cui figurano i dati sull'inquinamento, l'impresa può includerla mediante riferimento nella relazione sulla sostenibilità.
Nella relazione sulla sostenibilità l'impresa dovrebbe indicare il tipo di materiale inquinante unitamente alle quantità emesse nell'aria, nell'acqua e nel suolo, in un'unità di massa adeguata (ad esempio t o kg).
Di seguito è riportato un esempio di come le imprese possono presentare le informazioni sulle loro emissioni nell'aria, nell'acqua e nel suolo, suddivise per tipo di inquinante.

Inquinante

Emissioni (kg)

Mezzo in cui avviene il rilascio (aria, acqua, suolo)

es. Cadmio e composti

10

Acque

Tipo di inquinante 2

Tipo di inquinante 3

Quanto ai tipi di inquinanti da includere nella comunicazione di cui al punto 32, l'impresa può fare riferimento agli inquinanti principali attualmente disciplinati dal diritto dell'UE, indicati di seguito. Tuttavia ciascuna impresa dovrà prende in considerazione gli inquinanti specifici disciplinati dalla legislazione nelle giurisdizioni cui è soggetta.
Sono esempi di inquinanti atmosferici (direttiva (UE) 2024/299; regolamento (UE) 2024/1244; Air pollution from key sectors, Commissione europea, 2024; Sources and emissions of air pollutants in Europe, Agenzia europea dell'ambiente, 2022): ossidi di zolfo (SOx/SO2, es. dalla generazione di energia e dal riscaldamento nei processi manifatturieri), ossidi di azoto (NOx/NO2, es. dai trasporti), composti organici volatili non metanici (COVNM, es. dalle attività agricole), monossido di carbonio (CO, es. dalla combustione di combustibili fossili), ammoniaca (NH3, es. dall'applicazione e dallo stoccaggio di fertilizzanti), particolato (PM10, es. dalla combustione nei processi manifatturieri, nei trasporti e nelle attività agricole), metalli pesanti (Cd, Hg, Pb, As, Cr, Cu, Ni, Zn), inquinanti organici persistenti (PAH totali, HCB, PCB, diossine/furani), sostanze che riducono lo strato di ozono (clorofluorocarburi o "CFC", idroclorofluorocarburi o "HCFC", halon), particolato carbonioso (es. dal consumo di energia), eccetera.
Tra le principali fonti di emissione di inquinanti atmosferici nel settore privato (che producono anche ripercussioni notevoli sull'intera catena del valore) si annoverano: a) produzione di energia elettrica a partire dalla combustione di combustibili fossili o biomassa (che può essere effettuata esternamente, per poi distribuire l'energia elettrica attraverso una rete nazionale e consumarla lungo la catena del valore); b) combustione diretta fissa di combustibili fossili o biomassa nell'ambito delle attività o dei processi industriali dell'impresa, oppure del funzionamento di macchinari fissi o di altre attività che richiedono la combustione di combustibili; c) trasporti (merci, su strada, su rotaia, marittimi e aerei, veicoli fuoristrada come quelli utilizzati nell'agricoltura o nell'edilizia); d) processi industriali (tutte le altre emissioni che non derivano dalla combustione di combustibili e che si verificano durante i processi industriali); e) agricoltura (gestione del bestiame e del letame o produzione vegetale, ad esempio combustione di residui vegetali o applicazione di letame e fertilizzanti); f) smaltimento di rifiuti (ad esempio smaltimento in discarica, incenerimento, combustione all'aperto o compostaggio).
Di seguito è riportato un esempio di semplice metodologia per elaborare l'inventario delle emissioni di inquinanti atmosferici di un'impresa e calcolare tali emissioni. La presente metodologia si articola nelle fasi seguenti, escludendo la mappatura della catena del valore ai sensi del principio volontario per le PMI, dato che le informazioni richieste dal presente obbligo di informativa devono essere comunicate a livello di impresa comunicante: 1) individuare le fonti di emissione all'interno della catena del valore, 2) individuare le metodologie per quantificare le emissioni, 3) raccogliere dati sulle attività, 4) individuare i fattori di emissione, e 5) quantificare le emissioni. La guida riporta, per varie fonti di inquinamento, le metodologie per il calcolo delle emissioni derivanti dai principali inquinanti atmosferici (tabella che segue). (3)

Fonte di inquinamento

Metodologia per quantificare le emissioni

(sezione negli orientamenti)

Energia elettrica

Sezione 4.1

Combustione di combustibili

Sezione 4.2

Trasporti

Sezione 4.3

Processi industriali

Sezione 4.4

Agricoltura

Sezione 4.5

Rifiuti

Sezione 4.6

Di seguito è riportato un esempio di calcolo delle emissioni di inquinanti atmosferici che utilizza il metodo indicato sopra per i processi manifatturieri. Nell'esempio, Mp è la quantità di materiale M prodotto per mezzo del processo p (tonnellate, litri) che viene utilizzato (o prodotto) lungo la catena del valore dell'impresa; EFk,p è il fattore di emissione dell'inquinante k per il processo p (g per unità di produzione-1); Emk,p sono le emissioni dell'inquinante k per il processo p (g):Emk,p = Mp × EFk,p
Ad esempio un produttore di cioccolato di medie dimensioni che ha prodotto 1 750 tonnellate di cioccolato nel 2022 applicherebbe il fattore di emissione predefinito (pari a 2) per calcolare le proprie emissioni di COVNM, il che si tradurrebbe nel calcolo seguente: 1 750 tonnellate di cioccolato × 2 (fattore di emissione dei COVNM) = 3 500 tonnellate di emissioni di COVNM
I trasporti possono costituire un'altra fonte significativa di inquinamento atmosferico nelle proprie operazioni e lungo la catena del valore. In questo caso, per stimare le emissioni di un determinato inquinante derivanti ad esempio dal trasporto su strada, il soggetto dovrà utilizzare la formula che segue, dove FCv,f è il consumo di carburante del tipo di veicolo v che utilizza il carburante f (kg); EFk,v,f è il fattore di emissione dell'inquinante k per il tipo di veicolo v e il carburante f (g per veicolo-km-1); Emk,v,f sono le emissioni dell'inquinante k per il tipo di veicolo v e il carburante f (g):Emk,v,f = FCv,f × EFk,v,f
Ad esempio, un veicolo commerciale leggero con motore diesel che ha percorso complessivamente 2 800 km nel 2022 ha prodotto la seguente quantità di emissioni di PM10 (il fattore di emissione di PM10 è pari a 1,52 g/kg): 2 800 km × 1,52 = 4 256 g di emissioni di PM10
Un'ulteriore fonte critica di emissioni atmosferiche è la combustione di combustibili. In questo caso la formula potrebbe essere la seguente, posto che FCn è il combustibile n consumato nella categoria di fonte (Gj), EFk è il fattore di emissione dell'inquinante k (g/Gj) e Emk sono le emissioni dell'inquinante k (g).Emk = FCn × EFk
Ad esempio, un'impresa che ha consumato 3 000 000 grammi di combustibile nel 2020 applicherà un fattore di emissione di 0,67 per l'SO2, da cui: 3 000 000 × 0,67 = 2 010 000 g di emissioni di SO2 dalla combustione di combustibili nel 2020
Sono esempi di inquinanti idrici (regolamento (UE) 2024/1244; direttiva 2000/60/CE; direttiva 2006/118/CE; direttiva 91/676/CEE; direttiva 2010/75/UE e direttiva (UE) 2024/1785 che la modifica, Industrial pollutant releases to water in Europe, Agenzia europea dell'ambiente, 2024): azoto (N), fosforo (P), metalli pesanti (Cd, Hg, Pb, come pure As, Cr, Cu, Ni, Zn), inquinanti organici persistenti e pesticidi, BTEX (benzene, toluene, etilbenzene, xileni) e altri composti organici volatili (VOC), sostanze che hanno effetti negativi sul bilancio dell'ossigeno (misurate con parametri come BOD, COD, ecc.), carbonio organico totale (TOC), eccetera.
Pesticidi e nutrienti (ad esempio N e P) possono essere rilasciati attraverso attività agricole come l'applicazione di letame o concime inorganico (Main sources of water pollution, Agenzia europea dell'ambiente, 2023; Introduction to Freshwater Quality Monitoring and Assessment - Technical Guidance Document, Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), 2023). Le concentrazioni di metalli pesanti possono essere dovute alle attività estrattive e agli scarichi di acque reflue. Il TOC è un indicatore generico di contaminazione delle acque da materia organica. Indica la presenza di materiale vivente, ad esempio nelle acque reflue, ma anche nelle acque superficiali e sotterranee (livelli abituali di concentrazione inferiori rispettivamente a 10 mgl-1 e 2 mgl-1). Il COD indica generalmente la presenza di effluenti industriali o di acque reflue, con valori solitamente inferiori a 20 mgl-1 nelle acque non inquinate e fino a 60 000 mgl-1 nelle acque reflue industriali. Il BOD, di norma utilizzato per determinare l'inquinamento da materia organica nelle acque superficiali e l'efficienza del trattamento delle acque reflue, si attesta generalmente a circa 2 mgl-1 nelle acque non inquinate e 10 mgl-1 e oltre nelle acque inquinate. Il rilascio di COV può essere imputabile a sversamenti nelle acque.
Per quanto riguarda la metodologia per misurare le emissioni nell'acqua, nella relazione ETC/ICM 3/2022 Calculating emissions to water – a simplified method l'Agenzia europea dell'ambiente raccomanda una semplice tecnica di stima simile a quella utilizzata per gli inquinanti atmosferici. Nella formula che segue ARa è il tasso di attività per l'attività a (da scegliere in base alla specifica attività o processo, cfr. ad esempio Mp nel calcolo delle emissioni atmosferiche); EFp,a è il fattore di emissione dell'inquinante p per l'attività a; Emissionip,a sono le emissioni dell'inquinante p per l'attività a:Emissionip,a = ARa × EFp,a
Sono esempi di inquinanti del suolo (regolamento (UE) 2024/1244; direttiva 86/278/CEE): N, P, metalli pesanti (es. applicazione al terreno di fanghi di depurazione), BTEX e altri VOC, inquinanti organici persistenti e pesticidi.
Nel complesso, le fonti di inquinamento del suolo nel settore privato sono principalmente i prodotti o sottoprodotti dei processi industriali (ad esempio produzione di sostanze chimiche, energia, produzione tessile), gli sversamenti accidentali di derivati del petrolio, le attività agricole e di allevamento (ad esempio irrigazione con acque reflue non trattate, allevamento di pollame), la produzione e il trattamento di acque reflue, la produzione e trasformazione di metalli e minerali e i trasporti (Global assessment of soil pollution: Report, FAO, 2021).
Sono stati stilati diversi manuali nazionali per aiutare le imprese a calcolare le loro emissioni nell'aria, nell'acqua e nel suolo; ad esempio in Australia (Emission Estimation Technique Manual for Soft Drink Manufacture, National Pollution Inventory) e in Sud Africa (A Guide to Reporting and Estimating Emissions for the IPWIS) esistono varie opzioni tra cui scegliere per giungere a una stima, a seconda delle possibilità dei soggetti: misurazione diretta (ad esempio campionamento, sistema di monitoraggio in continuo), bilancio di massa, calcoli ingegneristici, fattori di emissione (stessa formula di cui sopra per le emissioni atmosferiche e idriche), eccetera. L'approccio generale per calcolare tali emissioni prevede di: 1) individuare le fonti di emissione all'interno dell'impianto (combustione, fabbricazione, evaporazione di solventi, stoccaggio, emissioni fuggitive); 2) fare il punto delle informazioni disponibili; 3) individuare nell'elenco dei metodi di stima quello più adatto al processo specifico, alle informazioni disponibili e agli strumenti di misurazione che possono essere acquisiti per ottenere i dati necessari; 4) raccogliere i dati richiesti per ciascun metodo; e 5) calcolare le emissioni. I manuali riportano formule ed esempi per ciascun metodo di calcolo delle emissioni.
Un elenco dei fattori di emissione per gli inquinanti atmosferici è disponibile nella pagina web dedicata dell'Agenzia europea dell'ambiente. Sebbene i fattori di emissione siano più comunemente utilizzati per l'inquinamento atmosferico, l'Organizzazione mondiale della sanità ne ha messi a disposizione alcuni per lo scarico in acque superficiali e lo smaltimento terrestre per processi specifici. Fattori di emissione supplementari per gli inquinanti organici persistenti (POP) possono essere consultati nella pagina web Toolkit for Identification and Quantification of Releases of Dioxins, Furans and Other Unintentional POPs.
Le prescrizioni di cui al punto 32 sono applicabili soltanto alle PMI che operano in settori specifici. A titolo esemplificativo, le imprese coinvolte nella prestazione di servizi (ad esempio le imprese che operano in strutture di coworking o condivise oppure a distanza) non rientrano in genere nell'ambito di applicazione di questa informativa. Di contro, le imprese che svolgono attività di produzione (ad esempio di sostanze chimiche) sortiscono in genere impatti in termini di inquinamento e dovrebbero pertanto rendere note le informazioni richieste da questa informativa. La tabella seguente (adattata dalla Guida per l'utente EMAS ) fornisce esempi di impatti settoriali, anche per i servizi per uffici, per i quali gli aspetti legati all'inquinamento potrebbero non essere significativi.

Attività

Aspetto ambientale

Impatto ambientale

Trasporti

oli per macchine consumati, consumo di carburante
emissioni dei veicoli
abrasione degli pneumatici (polvere fine)
inquinamento atmosferico, del suolo, delle acque
effetto serra, rumore

Costruzioni

consumo di materie prime primarie (risorse)
emissioni atmosferiche, rumore, vibrazioni, ecc. dovuti alle macchine per costruzione
consumo del suolo
disponibilità di materie prime
inquinamento atmosferico, idrico, del suolo
distruzione della copertura del suolo
perdita della biodiversità

Servizi per uffici

consumo di materiali (es. carta, toner)
consumo di energia elettrica (comporta emissioni indirette di CO2)
generazione di rifiuti urbani misti
effetto serra

Industria chimica

consumo di materie prime primarie (risorse)
acque reflue
emissioni di composti organici volatili
emissioni di sostanze che riducono lo strato di ozono
disponibilità di materie prime
inquinamento idrico
ozono fotochimico
distruzione dello strato di ozono
B5

Biodiversità

Orientamenti sulle modalità di individuazione dei siti all'interno o in prossimità di aree sensibili sotto il profilo della biodiversità

Il punto 33 stabilisce che l'impresa deve rendere noti i siti presso i quali opera che sono situati all'interno o in prossimità di un'area sensibile sotto il profilo della biodiversità. Le aree sensibili sotto il profilo della biodiversità sono definite come tali in virtù di un'apposita normativa in materia di protezione della natura a livello europeo o internazionale: si tratta, tra le altre, delle aree appartenenti alla rete Natura 2000 di aree protette, dei siti del patrimonio mondiale dell'UNESCO e delle principali aree di biodiversità, nonché di altre aree protette designate dalle autorità governative come bisognose di protezione speciale (ad esempio aree forestali protette o aree situate all'interno di distretti idrografici).
Al fine di individuare le aree protette e le aree sensibili sotto il profilo della biodiversità, l'impresa può fare riferimento a banche dati quali il World Database on Protected Areas o "WDPA" (una banca dati che aiuta a individuare le aree protette marine e terrestri nel mondo), il World Database on Key Biodiversity Areas e la lista rossa dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) delle specie minacciate. L'impresa può altresì utilizzare strumenti quali lo strumento integrato per la valutazione della biodiversità (IBAT).
Nel contesto dell'informativa B5 – Biodiversità, "in prossimità di" qualifica una superficie che (in parte) coincide con o è adiacente a un'area sensibile sotto il profilo della biodiversità.
La tabella che segue illustra come possono essere presentate le informazioni sui siti all'interno o in prossimità di aree sensibili sotto il profilo della biodiversità.

Ubicazione

Superficie

(ettari)

Area sensibile sotto il profilo della biodiversità

Precisazioni

(all'interno/in prossimità di aree sensibili sotto il profilo della biodiversità)

Paese –

nome del sito 1

Paese –

nome del sito 2

Paese –

nome del sito 3

...

Orientamenti sulle modalità di calcolo e comunicazione dell'uso del suolo

Per "superficie impermeabilizzata" si intende una superficie in cui il suolo originario è stato coperto (ad esempio strade, edifici, parcheggi), rendendolo impermeabile e causando un impatto sull'ambiente.
Una superficie verde o "orientata alla natura" è un'area dedicata principalmente a conservare o ripristinare la natura. Le superfici seminaturali/verdi possono essere situate nel sito dell'organizzazione e possono includere tetti, facciate, sistemi di drenaggio dell'acqua o altre caratteristiche progettate, adattate o gestite per promuovere la biodiversità. Le superfici seminaturali possono essere situate anche fuori dal sito dell'organizzazione, purché siano di proprietà dell'organizzazione o gestite dall'organizzazione e principalmente dedicate alla promozione della biodiversità.
La tabella che segue illustra una possibile modalità di presentazione delle informazioni sull'uso del suolo (EMAS, 2023).

Tipo di uso del suolo

Superficie

(ettari o m2)

Superficie totale impermeabilizzata

Superficie totale orientata alla natura nel sito

Superficie totale orientata alla natura fuori dal sito

Uso totale del suolo

B6

Acque

Orientamenti sulle modalità di calcolo e comunicazione dei prelievi idrici e del consumo idrico

Per prelievo idrico si intende la quantità di acqua da qualsiasi fonte che entra nei confini organizzativi dell'impresa durante il periodo di riferimento. Nella pratica, per la maggior parte delle imprese corrisponde alla quantità di acqua prelevata dalla rete idrica pubblica e indicata nelle bollette. Tuttavia il prelievo idrico comprende anche, se del caso, le quantità di acqua prelevata da altre fonti, ad esempio acque sotterranee da pozzi di proprietà, acque prelevate da fiumi o laghi o ricevute da altre imprese. Nel caso specifico delle imprese che operano nel settore agricolo, il prelievo idrico includerebbe l'acqua piovana raccolta e stoccata direttamente dall'impresa.
I dati sul prelievo idrico possono essere ottenuti da misurazioni con flussimetri o dalle bollette dell'acqua; come si è detto per la maggior parte delle imprese il prelievo idrico corrisponde di fatto alla quantità di acqua prelevata dalla rete pubblica e indicata per l'appunto nelle bollette. Nei casi in cui le misurazioni dirette sono impraticabili o sono ritenute insufficienti e devono pertanto essere integrate, i dati sul prelievo idrico possono essere stimati con l'ausilio, ad esempio, di modelli di calcolo e norme di settore.
A titolo esemplificativo, nel caso di un ufficio condiviso o di uno spazio di coworking, per calcolare il prelievo idrico si può partire dal prelievo idrico complessivo dell'edificio che figura in bolletta e calcolare il prelievo idrico per dipendente mediante la seguente equazione:prelievo idrico giornaliero per dipendente (l) = prelievo idrico annuo (l)/(n. di dipendenti nell'intero edificio condiviso × n. di giorni lavorativi)L'impresa potrebbe quindi moltiplicare il prelievo idrico per dipendente per il numero di dipendenti e di giorni di lavoro nell'anno di riferimento, ottenendo così il dato finale richiesto.Per fare un esempio concreto applicando la formula proposta, si ipotizzi uno spazio di coworking con un prelievo idrico annuo ricavato dalla bolletta di 1 296 m3 (corrispondenti a 1 296 000 l), in cui lavorano 100 dipendenti di imprese diverse per un numero presunto di 240 giorni l'anno. L'ipotesi relativa al numero medio di giorni di lavoro può basarsi ad esempio su statistiche nazionali. Il prelievo idrico giornaliero per dipendente sarebbe in questo caso:prelievo idrico giornaliero per dipendente = 1 296 000 l / (100 x 240) = 54 l
Supponendo che i dipendenti dell'impresa che comunica informazioni siano 25 e che utilizzino lo spazio di coworking per 220 giorni l'anno, il prelievo idrico annuo dell'impresa presso lo spazio di coworking sarebbe il prelievo idrico per dipendente moltiplicato per il numero di dipendenti e di giorni di lavoro, quindi: 54 l x 25 x 220 = 297 000 l (corrispondenti a 297 m3).
Questo semplice metodo di calcolo può risultare utile quando è possibile accedere alla bolletta dell'acqua dell'edificio condiviso. Presenta però alcuni limiti, in quanto non tiene conto ad esempio delle differenze d'uso tra diverse parti dell'edificio (un edificio a sette piani potrebbe avere sei piani di uffici e un piano adibito a mensa o ristorante). L'impresa può superare tali limiti se dispone di dati supplementari che le consentano di perfezionare ulteriormente il calcolo di base di cui sopra.
Un altro modo per ottenere dati sul prelievo idrico nell'esempio degli uffici condivisi qualora non fosse possibile recuperare la bolletta dell'acqua potrebbe essere effettuare un calcolo a partire dalla portata dei sanitari e dai dati sull'occupazione. Una possibile formula è la seguente:prelievo idrico totale = ∑(portata × numero di utilizzi per giorno × numero di giorni per anno × occupazione)dove:
la portata di ciascun sanitario può essere reperita ad esempio nella documentazione di progetto o sulle etichette degli apparecchi stessi, o ancora stimata sulla base di dati medi pubblicamente disponibili se non è possibile ottenere informazioni più accurate;
il numero di utilizzi per giorno può essere stimato sulla base di dati medi pubblicamente disponibili;
"numero di giorni" indica il numero di giorni di attività dell'impresa che comunica informazioni in un anno;
"occupazione" rappresenta il numero di dipendenti dell'impresa che utilizzano l'ufficio, spesso calcolato come equivalenti a tempo pieno (ETP); e
il simbolo indica che i calcoli per ogni sanitario dovrebbero essere sommati al fine di ottenere il prelievo idrico totale dall'impresa che comunica informazioni e che opera presso un ufficio condiviso.
Un'altra fonte potenzialmente utile alle imprese che operano presso uffici condivisi per la comunicazione del prelievo idrico è il manuale utente Indicatore Level(s) 3.1: consumo idrico nella fase di utilizzo del JRC, con i relativi documenti supplementari e schede di calcolo (cfr. portale web dell'Ufficio Prodotti, PG Section Documents | Product Bureau (europa.eu)). L'impresa potrebbe inoltre consultare le pubblicazioni EMAS Reference Document for the Public Administration sector e EMAS Reference Document for the Construction sector nonché sistemi di rating e certificazioni analoghi, che potrebbero fornire indicazioni utili nelle loro metodologie su come perfezionare ulteriormente il calcolo del prelievo idrico presso uffici e spazi condivisi.
Gli esempi forniti su come ottenere dati sul prelievo idrico nel caso di uffici condivisi possono essere recepiti e applicati da imprese operanti in settori diversi, con eventuali adeguamenti in funzione del settore e della situazione specifica dell'impresa. Nella pubblicazione EMAS "easy" per le piccole e medie imprese e nei documenti di riferimento settoriali EMAS si possono trovare metodologie e indicatori specifici in materia di prelievo idrico per le PMI e per determinati settori, nonché norme e parametri di riferimento settoriali.
Il consumo idrico è la quantità di acqua in entrata nei confini dell'impresa che non è scaricata o che non si prevede di scaricare nuovamente nell'ambiente acquatico o verso terzi. Si tratta in genere dell'acqua evaporata (ad esempio in processi che sfruttano l'energia termica quali l'essiccazione o la produzione di energia elettrica), dell'acqua incorporata nei prodotti (ad esempio nella produzione alimentare) o dell'acqua usata a fini d'irrigazione (ad esempio in agricoltura o per l'irrigazione degli spazi aziendali).
Per scarico di acqua si intende, ad esempio, la quantità di acqua trasferita direttamente a corpi idrici riceventi quali laghi o fiumi, al sistema fognario pubblico o ad altre imprese per l'uso a cascata. Si tratta in sostanza dell'acqua in uscita dall'impresa.
Il consumo idrico può pertanto essere calcolato come segue:consumo idrico = apporti idrici – uscite idricheossia:consumo idrico = (prelievo idrico) – scarichi idrici.Per le imprese che prelevano acqua esclusivamente dalla rete idrica pubblica e la scaricano nella rete fognaria, il consumo idrico sarà prossimo allo zero e può pertanto essere omesso dalla relazione.Più in generale, l'obbligo di informativa in merito al consumo idrico è applicabile a informazioni già richieste per legge, già comunicate e/o adeguate per il settore.
Il rapporto tra prelievo idrico, consumo idrico e scarico di acqua è schematizzato nell'immagine che segue.
Image 4

L'impresa può fornire ulteriori informazioni esplicative per contestualizzare il prelievo idrico o il consumo idrico, ad esempio indicando se raccoglie e utilizza acqua piovana in sostituzione dell'acqua di rubinetto o se scarica acqua verso terzi per l'uso a cascata.
Di seguito è riportato un esempio di come le imprese possono presentare informazioni quantitative sui loro prelievi, scarichi e consumi idrici suddivise per posizione del sito.

Prelievo idrico

es. m3

Consumo idrico

es. m3 (se applicabile)

Tutti i siti

Siti in zone sottoposte a stress idrico

Orientamenti per determinare se l'impresa opera in una zona a elevato stress idrico

L'impresa può rivolgersi alle autorità idriche (ad esempio nazionali, regionali) del luogo o dei luoghi in cui opera per ottenere informazioni utili alla propria valutazione delle risorse idriche locali, che comprende l'individuazione delle zone a elevato stress idrico. L'impresa può inoltre consultare strumenti gratuiti e pubblicamente disponibili che mappano le aree interessate da carenze idriche a livello mondiale. Uno di questi è l'Aqueduct Water Risk Atlas del WRI, che offre una mappa interattiva a livello di sottobacino di un indicatore di stress idrico di riferimento che misura il rapporto tra la domanda totale di acqua e l'offerta disponibile di risorse rinnovabili di acque di superficie e sotterranee. Con l'aiuto di questo strumento, le imprese possono consultare lo scenario di riferimento dello stress idrico definito per diversi bacini idrografici a livello mondiale. Valori dell'indicatore di stress idrico di riferimento superiori al 40 % indicano un'area a elevato stress idrico.
A titolo illustrativo, la mappa che segue mostra i principali bacini fluviali iberici e la loro classificazione in termini di stress idrico secondo lo strumento Aqueduct del WRI.
Image 5

Nell'immagine si possono osservare diversi bacini idrici nella penisola iberica e la rispettiva classificazione in termini di stress idrico. La maggior parte della zona meridionale della penisola presenta uno stress idrico molto elevato, fatta eccezione per il bacino del Guadiana (in giallo). Di conseguenza un'impresa che operi nel bacino del Guadalquivir (ad esempio nella regione dell'Andalusia, soggetta a stress idrico molto elevato) dovrebbe indicare separatamente il proprio consumo idrico per tale regione/bacino. Non sarebbe invece tenuta a farlo se le sue operazioni si svolgessero nella parte meridionale del bacino idrografico del Guadiana (dove lo stress idrico è basso).
Altri strumenti che le imprese possono consultare al fine di stabilire se si trovano in aree soggette a stress idrico sono la mappa statica (e la relativa serie di dati) dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) Water Exploitation Index plus (WEI+) for summer and Urban Morphological Zones (UMZ) e la mappa interattiva Water exploitation index plus (WEI+) for river basin districts (1990-2015). Entrambe presentano l'indicatore di stress idrico WEI+, che misura il consumo idrico totale in percentuale delle risorse rinnovabili di acqua dolce a livello di sottobacino. Valori di WEI+ pari o superiori al 40 % indicano in genere situazioni di elevato stress idrico. È opportuno sottolineare che nello strumento Aqueduct del WRI l'indicatore di riferimento dello stress idrico è basato sulla domanda di acqua, mentre l'indicatore WEI+ dell'AEA si basa sul consumo idrico.
B7

Uso delle risorse, economia circolare e gestione dei rifiuti

Orientamenti sui principi dell'economia circolare

Nel riferire sui propri prodotti, sull'uso dei materiali e sulla gestione dei rifiuti, l'impresa può fornire informazioni in relazione ai principi dell'economia circolare, illustrati nei punti che seguono. I principi fondamentali dell'economia circolare sono esposti di seguito e i principi fondamentali presi in considerazione dalla Commissione europea sono riportati in corsivo.Eliminare i rifiuti e l'inquinamento: ciò può avvenire migliorando i processi ma anche in fase di progettazione, considerando gli aspetti di utilizzabilità, riutilizzabilità, riparabilità, smontaggio e rifabbricazione.Tenere in circolo prodotti e materiali (al loro valore più elevato): la riutilizzabilità e il riciclaggio sono fondamentali per tenere in circolo i prodotti, aspetto che può essere rafforzato se nella fase di progettazione si presta particolare attenzione alla circolarità in termini di utilizzabilità, riutilizzabilità, riparabilità, rifabbricazione e smontaggio. Possono essere presi in considerazione anche fattori quali l'incorporazione di biomateriali e la loro rimessa in circolo attraverso il ciclo biologico, ad esempio utilizzando coperture biodegradabili per le colture agricole anziché quelle in plastica.Rigenerare la natura – ove possibile, le attività umane dovrebbero puntare alla rigenerazione naturale e a migliorare o ripristinare le principali funzioni ecologiche (ad esempio drenaggio, messa a disposizione di habitat, regolazione termica, ecc.) che potrebbero essere andate perse a causa di precedenti attività umane.

Orientamenti sui rifiuti generati in totale e sui rifiuti reindirizzati al riciclaggio o al riutilizzo

Le informative di cui al punto 38 possono essere omesse dalle imprese che producono solo rifiuti domestici. In questi casi l'impresa si limiterà a dichiarare che produce questo tipo di rifiuti.
Nel comunicare informazioni sui rifiuti pericolosi di cui al punto 38, lettera a), l'impresa ottempera a quanto prescritto riguardo ai rifiuti radioattivi dall'indicatore n. 9 di cui all'allegato I, tabella n. 1, del regolamento relativo all'informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR) (4). Questo indicatore SFDR (rapporto tra tonnellate di rifiuti radioattivi e di rifiuti pericolosi) può infatti essere calcolato utilizzando come numeratore e denominatore i dati che l'impresa fornisce conformemente al punto 38, lettera a).
Le PMI devono comunicare informazioni sui rifiuti pericolosi e i rifiuti radioattivi se le loro attività ne comportano la produzione. L'applicabilità dipende dalla presenza di materiali pericolosi o radioattivi nei processi aziendali.
Si raccomanda alle imprese di classificare i rifiuti pericolosi rifacendosi al catalogo europeo dei rifiuti o "CER" (decisione della Commissione, del 18 dicembre 2014, che modifica la decisione 2000/532/CE relativa all'elenco dei rifiuti ai sensi della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio), nel quale i rifiuti sono distinti per tipo. I rifiuti contrassegnati da un asterisco (*) sono classificati come pericolosi nel CER, di norma con la menzione "contenenti sostanze pericolose". Per esempio:
settore medico: oggetti taglienti o acuminati contaminati quali aghi e siringhe utilizzati in contesti medici ("rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni", codice CER 18 01 03*), medicinali citotossici e citostatici (codice CER 18 01 08*), radiofarmaci utilizzati e talune apparecchiature diagnostiche contenenti materiali radioattivi;
settore manifatturiero: lubrificanti e oli usati classificati come pericolosi (codice CER 13 02 05*);
edilizia: materiali contenenti amianto (codice CER 17 09 03*), terra e rocce contenenti sostanze pericolose (codice CER 17 05 03*);
batterie e accumulatori: batterie al piombo (16 06 01*), batterie al Ni-Cd (16 06 02*), batterie contenenti mercurio (16 06 03*).
Ciò nonostante, i rifiuti sono considerati pericolosi se presentano una o più caratteristiche di pericolo elencate nell'allegato II della direttiva quadro sui rifiuti (direttiva 2008/98/CE). Per maggiore facilità di consultazione, queste sono presentate di seguito insieme ai rispettivi pittogrammi al fine di agevolare l'individuazione di caratteristiche di pericolo quali infiammabilità, tossicità e corrosività, che possono portare a classificare i rifiuti come pericolosi.
Anche i rifiuti radioattivi presentano o possono presentare caratteristiche di pericolo che li rendono pericolosi, ossia cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione. Tuttavia le sostanze radioattive sono soggette a norme distinte all'interno dell'UE (direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio). Le imprese che utilizzano materiali radioattivi in grado di generare rifiuti radioattivi soggetti alla normativa dell'UE dovrebbero esserne a conoscenza. I rifiuti radioattivi dovrebbero essere identificati sulla base della presenza di radionuclidi a livelli superiori alle soglie regolamentari di allontanamento.
I rifiuti radioattivi possono essere presenti in una serie di prodotti quali attrezzature mediche, di ricerca e industriali, rilevatori di fumo o fanghi.
Di seguito sono presentati i pittogrammi di pericolo per ciascuna classe di pericolo.

Pittogramma di pericolo

Indicazione di pericolo, simbolo e classe

Che cosa significa?

Image 6

"Gas sotto pressione"

Simbolo: bombola del gas

Pericolo fisico

Contiene gas sotto pressione; può esplodere se riscaldato
Contiene gas refrigerato; può provocare ustioni o lesioni criogeniche

Image 7

"Esplosivo"

Simbolo: bomba che esplode

Pericolo fisico

Esplosivo instabile
Esplosivo; pericolo di esplosione di massa
Esplosivo; grave pericolo di proiezione
Esplosivo; pericolo di incendio, di spostamento d'aria o di proiezione
Pericolo di esplosione di massa in caso di incendio

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"Comburente"

Simbolo: fiamma su cerchio

Pericolo fisico

Può provocare o aggravare un incendio; comburente
Può provocare un incendio o un'esplosione; molto comburente

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"Infiammabile"

Simbolo: fiamma

Pericolo fisico

Gas altamente infiammabile
Gas infiammabile
Aerosol altamente infiammabile
Aerosol infiammabile
Liquido e vapori altamente infiammabili
Liquido e vapori infiammabili
Solido infiammabile

Image 10

"Corrosivo"

Simbolo: corrosione

Pericolo fisico / pericolo per la salute

Può essere corrosivo per i metalli
Provoca gravi ustioni cutanee e gravi lesioni oculari

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"Pericolo per la salute / Pericoloso per lo strato di ozono"

Simbolo: punto esclamativo

Pericolo per la salute

Può irritare le vie respiratorie
Può provocare sonnolenza o vertigini
Può provocare una reazione allergica della pelle
Provoca grave irritazione oculare
Provoca irritazione cutanea
Nocivo se ingerito
Nocivo a contatto con la pelle
Nocivo se inalato
Nuoce alla salute pubblica e all'ambiente distruggendo l'ozono dello strato superiore dell'atmosfera

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"Tossicità acuta"

Simbolo: teschio e tibie incrociate

Pericolo per la salute

Letale se ingerito
Letale a contatto con la pelle
Letale se inalato
Tossico se ingerito
Tossico a contatto con la pelle
Tossico se inalato

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"Grave pericolo per la salute"

Simbolo: Pericolo per la salute

Pericolo per la salute

Può essere letale in caso di ingestione e di penetrazione nelle vie respiratorie
Provoca danni agli organi
Può provocare danni agli organi
Può nuocere alla fertilità o al feto
Sospettato di nuocere alla fertilità o al feto
Può provocare il cancro
Sospettato di provocare il cancro
Può provocare alterazioni genetiche
Sospettato di provocare alterazioni genetiche
Può provocare sintomi allergici o asmatici o difficoltà respiratorie se inalato

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"Pericoloso per l'ambiente"

Simbolo: ambiente

Pericolo per l'ambiente

Molto tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata
Tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata
Pittogrammi indicanti proprietà pericolose tratti dall'allegato V del regolamento (CE) n. 1272/2008 relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele (regolamento CLP).
Nel presentare le informazioni sulla produzione di rifiuti o sulla loro diversione dallo smaltimento, l'impresa dovrebbe utilizzare di preferenza unità di peso (ad esempio chilogrammi o tonnellate). Tuttavia, qualora non le consideri unità adeguate, l'impresa può comunicare le metriche di cui sopra in termini di volumi (ad esempio m3).
Quando comunica il totale annuo dei rifiuti reindirizzati al riciclaggio o al riutilizzo, l'impresa dovrebbe considerare i rifiuti cerniti e inviati agli operatori del riciclaggio o del riutilizzo (ad esempio la quantità di rifiuti immessa nel contenitore per il riciclaggio o per la cernita dei rifiuti in determinate categorie di materiali e il loro conferimento a impianti di trattamento dei rifiuti) piuttosto che i rifiuti effettivamente riciclati o riutilizzati.
Per comunicare le informazioni sulla sostenibilità, l'impresa può fare uso delle tabelle seguenti.

Rifiuti generati (es. tonnellate)

Totale rifiuti generati, di cui:

rifiuti reindirizzati al riciclaggio o al riutilizzo

rifiuti destinati allo smaltimento

Rifiuti non pericolosi

Tipo di rifiuti 1

Tipo di rifiuti 2

...

Rifiuti pericolosi

Tipo di rifiuti 1

...

Tra gli esempi di rifiuti pericolosi che le piccole imprese possono generare figurano le batterie, gli oli usati, i pesticidi, le apparecchiature contenenti mercurio e le lampade fluorescenti.
L'impresa può procedere a ripartizioni più dettagliate specificando ulteriori tipologie di rifiuti non pericolosi e rifiuti pericolosi. A tal fine può trarre spunto dall'elenco di descrizioni dei rifiuti del catalogo europeo dei rifiuti.

Orientamenti sul flusso di massa annuo dei materiali pertinenti utilizzati

Il flusso di massa anno è un indicatore in linea con i requisiti EMAS in materia di efficienza del consumo di materiali e illustra la dipendenza di un'impresa da materiali specifici nelle sue attività (ad esempio legno e acciaio per l'industria edile). L'impresa è tenuta a fornire informazioni sui materiali che utilizza, siano essi acquistati da fornitori o prodotti internamente. Ai fini del calcolo del flusso di massa annuo dei materiali pertinenti utilizzati, l'impresa dovrà innanzitutto individuare i materiali chiave specifici da cui dipendono le sue operazioni e per i quali deve essere valutata l'efficienza dei materiali (ad esempio, il legno). Se usa diversi tipi di materiali, l'impresa dovrà indicare separatamente il flusso di massa annuo di ciascun materiale chiave (ossia il peso totale del materiale utilizzato, ad esempio le tonnellate di legno acquistate) in modo appropriato, ad esempio operando una ripartizione in base all'uso cui i materiali sono destinati (guida per l'utente EMAS). Il flusso di massa dei materiali utilizzati è la somma del peso di tutti i materiali utilizzati, inclusi materie prime, materiali ausiliari, materiali in entrata, semilavorati o altri (escluse le fonti energetiche e l'acqua). È preferibilmente espresso in unità di peso (ad esempio chilogrammi o tonnellate), volume (ad esempio m3) o altre unità metriche comunemente utilizzate nel settore.

Orientamenti sulle modalità di identificazione dei processi manifatturieri, di costruzione e/o di imballaggio

Al fine di identificare i processi manifatturieri, di costruzione e/o di imballaggio, l'impresa può fare riferimento alle attività che rientrano nella sezione C "Attività manifatturiere", nella sezione F "Costruzioni" e nella classe O82.92 "Attività di imballaggio" di cui all'allegato I del regolamento (UE) 2023/137.
B8

Forza lavoro – Caratteristiche generali

Gli equivalenti a tempo pieno (ETP) sono il numero di posti a tempo pieno in un'impresa. Tale dato può essere calcolato dividendo le ore calendarizzate di un dipendente (totale delle ore di lavoro effettive in una settimana) per le ore previste dal datore di lavoro per una settimana lavorativa a tempo pieno (totale delle ore di lavoro dei dipendenti a tempo pieno). Ad esempio, un dipendente che lavora 25 ore la settimana per un'impresa nella quale la settimana a tempo pieno è di 40 ore corrisponde a 0,625 ETP (ossia 25 ore/40 ore).
Gli effettivi sono il numero totale di persone impiegate dall'impresa, comunicato alla fine del periodo di riferimento o come media nel periodo di riferimento.

Orientamenti sulle modalità di presentazione delle informazioni sui tipi di contratto dei dipendenti

La tabella che segue illustra come possono essere presentate informazioni sui dipendenti per tipo di contratto di lavoro.

Tipo di contratto

Numero di dipendenti (effettivi o equivalenti a tempo pieno)

Contratto temporaneo

Contratto permanente

Totale dipendenti

La tabella che segue illustra come possono essere presentate informazioni sui dipendenti per genere.

Genere

Numero di dipendenti (effettivi o equivalenti a tempo pieno)

Uomini

Donne

Altro

Non comunicato

Totale dipendenti

In alcuni Stati membri dell'Unione europea le persone possono registrarsi legalmente come appartenenti a un terzo genere, spesso neutro, classificato come "altro" nella tabella che precede. Nei paesi in cui tale pratica non è possibile, l'impresa che comunica dati sui dipendenti può spiegare la situazione e precisare che la categoria "altro" non è applicabile. La categoria "non comunicato" riguarda i dipendenti che non divulgano la propria identità di genere.
La tabella che segue illustra come possono essere presentate informazioni sui dipendenti per paese.

Paese (del contratto di lavoro)

Numero di dipendenti (effettivi o equivalenti a tempo pieno)

Paese A

Paese B

Paese C

Paese D

Totale dipendenti

Le definizioni e le tipologie dei contratti di lavoro possono variare a seconda del paese. Se ha dipendenti in più di un paese, l'impresa utilizza le definizioni giuridiche previste dal diritto nazionale dei paesi in cui sono stabiliti i dipendenti per calcolare i dati a livello di paese. Tali dati paese sono poi sommati per calcolare i valori totali, senza tenere conto delle differenze nelle definizioni giuridiche nazionali.
Con "avvicendamento dei dipendenti" ci si riferisce al flusso di dipendenti che lasciano l'impresa volontariamente o a causa di licenziamento, pensionamento o decesso sul lavoro.
Per calcolare il tasso di avvicendamento si dovrebbe utilizzare la formula riportata di seguito.
Formula

B9

Forza lavoro – Salute e sicurezza

Orientamenti sul tasso di infortuni registrabili connessi al lavoro

Partendo dall'ipotesi che un lavoratore a tempo pieno lavori 2 000 ore l'anno, il tasso in questione indica il numero di infortuni connessi al lavoro per 100 lavoratori a tempo pieno nell'arco di un anno. Se l'impresa non è in grado di calcolare direttamente il numero di ore lavorate, può fare una stima sulla base dell'orario di lavoro normale o standard.
Per calcolare il tasso di infortuni registrabili connessi al lavoro che coinvolgono i dipendenti, si dovrebbe utilizzare la formula riportata di seguito.
Formula

Esempio
La società A ha segnalato tre infortuni connessi al lavoro nell'anno di riferimento. La società A conta 40 dipendenti e un totale di 80 000 ore lavorate in un anno (40 × 2 000).Il tasso di infortuni registrabili connessi al lavoro è pari a 3/80 000 × 200 000 = 7,5.

Orientamenti sul numero di decessi dovuti a lesioni e malattie connesse al lavoro

Le lesioni connesse al lavoro e le malattie connesse al lavoro derivano dall'esposizione a pericoli sul lavoro.
In caso di telelavoro, lesioni e malattie sono connesse al lavoro se direttamente imputabili allo svolgimento delle mansioni lavorative piuttosto che all'ambiente domestico generale.
Lesioni e malattie che si verificano mentre una persona viaggia per motivi di lavoro sono considerate connesse al lavoro se, al momento della lesione o della malattia, il dipendente stava svolgendo attività lavorative nell'interesse del datore di lavoro. Gli infortuni che si verificano durante gli spostamenti al di fuori della responsabilità dell'impresa (ossia il pendolarismo regolare verso e dal luogo di lavoro) sono soggetti alla legislazione nazionale applicabile, che stabilisce se sono da considerare connessi al lavoro o meno.
Un disturbo mentale è considerato connesso al lavoro se è stato segnalato volontariamente dal dipendente e se è stata presentata la valutazione di un professionista sanitario abilitato attestante che il disturbo in questione è effettivamente connesso al lavoro. Non sono considerati connessi al lavoro i problemi di salute derivanti dal fumo, dall'abuso di alcolici e sostanze stupefacenti, dall'inattività fisica, da un'alimentazione non salutare e da fattori psicosociali non connessi al lavoro.
L'impresa può indicare separatamente i decessi causati da lesioni connesse al lavoro e quelli causati da malattie connesse al lavoro.
B10

Forza lavoro – Retribuzione, contrattazione collettiva e formazione

Orientamenti sulla retribuzione: salario minimo

Per "salario minimo" si intende la retribuzione minima del lavoro per ora o altra unità di tempo. A seconda del paese, il salario minimo può essere fissato direttamente dalla legge o mediante contrattazione collettiva. L'impresa fa riferimento al salario minimo applicabile nel paese in relazione al quale comunica informazioni.
Per la categoria retributiva più bassa, esclusi i tirocinanti e gli apprendisti, il salario minimo funge da base per il calcolo del salario a inizio carriera. Il salario a inizio carriera si compone dunque di una retribuzione pari al salario minimo e di eventuali pagamenti fissi supplementari garantiti ai dipendenti della categoria in questione.

Orientamenti sulla retribuzione: percentuale del divario retributivo tra dipendenti di sesso femminile e dipendenti di sesso maschile

La metrica relativa alla percentuale del divario retributivo tra dipendenti di sesso femminile e dipendenti di sesso maschile poggia sul principio della parità di genere, che sancisce la parità di retribuzione a fronte di un lavoro di pari valore. Il divario retributivo è definito come la differenza tra i livelli retributivi medi corrisposti alle dipendenti di sesso femminile e ai dipendenti di sesso maschile, espressa in percentuale del livello retributivo medio dei dipendenti di sesso maschile.
Ai fini di tale metrica occorre includere nel calcolo tutti i dipendenti. Inoltre si dovrebbero calcolare separatamente la retribuzione media delle dipendenti di sesso femminile e quella dei dipendenti di sesso maschile. Si veda la formula seguente:
Formula

In funzione delle politiche retributive dell'impresa, la retribuzione lorda può comprendere tutti gli elementi seguenti:
il salario di base, pari alla somma delle retribuzioni in contanti garantite, a breve termine e non variabili;
le prestazioni in denaro, corrispondenti alla somma del salario di base e di indennità, bonus, commissioni, partecipazione agli utili e altre forme di pagamenti in contanti variabili; e
le prestazioni in natura (5).
La retribuzione lorda è la somma di tutti gli elementi applicabili di cui sopra.
La retribuzione oraria lorda media è la retribuzione lorda settimanale/annuale divisa per la media delle ore lavorate per settimana/anno. Esempio
L'impresa A conta complessivamente X dipendenti di sesso maschile e Y dipendenti di sesso femminile. La retribuzione oraria lorda dei dipendenti di sesso maschile è di 15 EUR e la retribuzione oraria lorda delle dipendenti di sesso femminile è di 13 EUR.
Il livello medio della retribuzione oraria lorda dei dipendenti di sesso maschile corrisponde alla somma di tutti i loro compensi orari lordi divisa per il numero totale di dipendenti di sesso maschile. Il livello medio della retribuzione oraria lorda delle dipendenti di sesso femminile corrisponde alla somma di tutti i loro compensi orari lordi divisa per il numero totale di dipendenti di sesso femminile.
La formula utilizzata per calcolare la percentuale del divario retributivo tra dipendenti di sesso maschile e dipendenti di sesso femminile è:
Formula

Orientamenti sulla copertura della contrattazione collettiva

I dipendenti coperti da contratti collettivi sono le persone nei confronti delle quali l'impresa è tenuta ad applicare il contratto. Se un dipendente è coperto da più di un contratto collettivo deve essere conteggiato una sola volta. Se nessuno dei dipendenti è coperto da un contratto collettivo, la percentuale è pari a zero.
La percentuale di dipendenti coperti da contratti collettivi è calcolata secondo la formula seguente.
Formula

Le informazioni richieste da questo obbligo di informativa possono essere comunicate come tasso di copertura se la copertura della contrattazione collettiva è compresa tra 0-19 %, 20-39 %, 40-59 %, 60-79 % o 80-100 %.
Questo obbligo non è finalizzato a ottenere la percentuale di dipendenti rappresentati da un comitato aziendale o iscritti a sindacati, che può essere diversa. La percentuale di dipendenti coperti da contratti collettivi può essere superiore a quella dei dipendenti iscritti ai sindacati quando i contratti collettivi si applicano sia ai membri iscritti ai sindacati che a quelli non iscritti.
B11

Condanne e ammende per corruzione attiva e passiva

La corruzione passiva e la corruzione attiva rientrano nella questione attinente alla sostenibilità della condotta delle imprese.
Ai sensi del punto 43, l'impresa comunica il numero totale di condanne e l'importo complessivo delle ammende in cui è incorsa per violazione delle leggi in materia di corruzione passiva e attiva.

Orientamenti sulle condanne

Le condanne per violazione delle leggi in materia di corruzione passiva e corruzione attiva comprendono qualsiasi sentenza emessa da una corte penale nei confronti di una persona o di un'impresa in relazione a un reato connesso alla corruzione passiva e attiva, ad esempio quando tali pronunce giudiziarie sono iscritte nel casellario giudiziale dello Stato membro dell'Unione europea nel quale è stata pronunciata la condanna.

Orientamenti sulle ammende

Le ammende inflitte in caso di violazione delle leggi in materia di corruzione passiva e corruzione attiva sono le sanzioni pecuniarie cogenti imposte da un organo giurisdizionale, da una commissione o da un'altra autorità governativa per violazioni delle leggi in materia di corruzione passiva e attiva e pagate all'erario.

Modulo onnicomprensivo: orientamenti

Gli orientamenti contenuti nelle sezioni che seguono mirano ad agevolare l'applicazione degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità di cui all'allegato I, punti da 44 a 65, della raccomandazione della Commissione su un principio volontario di rendicontazione di sostenibilità per le piccole e medie imprese.
Gli orientamenti che seguono sono pensati per inserirsi in un ecosistema che potrebbe includere orientamenti supplementari elaborati dall'EFRAG, altri strumenti digitali e un ulteriore sostegno all'attuazione (attività didattiche, dialogo con i portatori di interessi e altro) volti a chiarire alcuni elementi tecnici degli orientamenti.
I presenti orientamenti sono intesi a sostenere la preparazione delle metriche del modulo omnicomprensivo.
C1

Strategia: modello aziendale e iniziative connesse alla sostenibilità

Nel descrivere i principali rapporti con i consumatori e i fornitori di cui al punto 47, lettera c), l'impresa indica il numero stimato di fornitori nonché i settori e le geografie (ossia i paesi) corrispondenti.
C2

Descrizione delle pratiche, delle politiche e delle iniziative future per la transizione verso un'economia più sostenibile

Le imprese possono utilizzare il modello seguente per comunicare gli elementi di informazione dell'informativa C2.

Se l'impresa ha risposto SÌ alla domanda riguardante le pratiche/politiche/iniziative future nell'informativa B2, le descriva brevemente insieme alle azioni che ne derivano (se la pratica/politica/iniziativa futura riguarda fornitori o clienti, indicarlo)

Se l'impresa ha risposto SÌ alla domanda riguardante gli obiettivi nell'informativa B2, specificarli

L'impresa può indicare il livello gerarchico più elevato tra i suoi dipendenti cui spetta la responsabilità dell'attuazione delle politiche, laddove lo abbia stabilito

Cambiamenti climatici

Inquinamento

Acque e risorse marine

Biodiversità ed ecosistemi

Economia circolare

Forza lavoro propria

Lavoratori nella catena del valore

Comunità interessate

Consumatori e utilizzatori finali

Condotta delle imprese

Aspetti da considerare in sede di comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra nell'ambito della sezione B3 (modulo base)

Per determinare se sia opportuno comunicare informazioni sull'ambito 3 a norma del punto 50, l'impresa può esaminare le proprie emissioni totali di gas a effetto serra di questo tipo sulla base delle 15 categorie di ambito 3 individuate dal Greenhouse Gas Protocol, utilizzando stime adeguate e integrando tali informazioni mediante riferimento. Così facendo può individuare e comunicare le categorie significative di ambito 3 in base all'entità delle proprie emissioni stimate di gas a effetto serra e ad altri criteri stabiliti nel Corporate Value Chain (Scope 3) Accounting and Reporting Standard del Greenhouse Gas Protocol (versione 2011, pagg. 61 e 65-68) o nella norma EN ISO 14064-1:2018, allegato H.3.2, come la spesa finanziaria, l'influenza, i rischi e le opportunità di transizione correlati o le opinioni dei portatori di interessi.
È probabile che le PMI che si occupano di processi manifatturieri, della filiera agroalimentare, di costruzione di immobili e di imballaggio presentino importanti categorie di ambito 3 (CDP Technical Note: Relevance of Scope 3 Categories by Sector, 2024), che possono essere considerate pertinenti ai fini della rendicontazione nel settore dell'impresa.
C3

Obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e transizione climatica

Le riduzioni delle emissioni possono rivelarsi al tempo stesso una sfida e un'opportunità per l'impresa, in quanto spesso richiedono cambiamenti strategici e operativi. L'obiettivo di ridurre le emissioni può richiedere un riesame delle priorità strategiche e finanziarie. La decarbonizzazione può rendere necessari investimenti iniziali ingenti, ad esempio nell'elettrificazione del parco veicoli, nell'applicazione di nuove tecnologie per ridurre il consumo energetico o nello sviluppo di nuove linee di prodotti che dipendano meno da materiali ad alta intensità di carbonio. Di contro, l'attuazione di soluzioni a basse emissioni di carbonio per ridurre le emissioni di gas a effetto serra può far scendere notevolmente i costi per l'acquisto di energia e materiali. Le imprese che intraprendono un percorso di decarbonizzazione sono spesso chiamate ad apportare modifiche importanti ai modelli imprenditoriali o alle operazioni quotidiane. Ad esempio, un'impresa di servizi di logistica e consegna potrebbe dover ripensare la gestione del parco veicoli al fine di ridurre al minimo le potenziali perturbazioni del servizio dovute alla necessità di ricaricare periodicamente i veicoli. Un'impresa produttrice beni di consumo che intenda sostituire un componente del proprio prodotto con un'alternativa sostenibile e a basse emissioni di carbonio potrebbe dover destinare tempo e risorse all'innovazione del prodotto e alla ricerca di nuovi fornitori. Questi sforzi possono a loro volta tradursi in una riduzione dei costi, nell'accesso a mercati nuovi, nella creazione di nuovi posti di lavoro e in finanziamenti aggiuntivi, rendendo la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra non solo una sfida, ma anche un'opportunità commerciale strategica. In tale contesto, gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra costituiscono una misura importante per rispondere alla necessità di una transizione sostenibile, in quanto consentono alle imprese di gestire il cambiamento in modo sistematico, controllato e organizzato.
Un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra rappresenta un impegno dell'impresa a ridurre tali emissioni in un anno futuro rispetto a quelle misurate in un determinato anno base. Tra le azioni che possono portare a riduzioni delle emissioni figurano, ad esempio, l'elettrificazione, l'approvvigionamento di energia elettrica da fonti rinnovabili, lo sviluppo di prodotti sostenibili, eccetera. L'informativa C3 impone all'impresa di comunicare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di ambito 1 e 2.
Gli assorbimenti e le emissioni evitate non confluiscono nelle riduzioni delle emissioni lorde di gas a effetto serra dell'impresa. Ciò è dovuto all'importante distinzione tra le pratiche di contabilizzazione delle emissioni lorde di gas a effetto serra (incluse negli inventari) e quelle degli assorbimenti e delle emissioni evitate (contabilizzate per progetto o intervento). La metrica delle emissioni lorde di gas a effetto serra dell'impresa è concepita per monitorare le emissioni effettive nell'ambiente, fornendo uno scenario di base coerente e comparabile per fissare gli obiettivi in materia di gas a effetto serra. Le emissioni evitate e gli assorbimenti di carbonio si riferiscono invece ad attività nel quadro di progetti specifici dell'impresa, il che significa che la loro contabilizzazione è separata da quella delle emissioni lorde di gas a effetto serra.
Per adeguarsi a tale pratica, l'impresa deve distinguere tra le proprie emissioni lorde di gas a effetto serra e altri impatti che non vengono colti da questa metrica, quali gli assorbimenti di gas a effetto serra e le emissioni evitate. Gli assorbimenti corrispondono alla rimozione di gas a effetto serra dall'atmosfera a seguito di attività umane intenzionali. Tali attività possono includere ad esempio la piantumazione di alberi (trasferimento di CO2 atmosferico attraverso la fotosintesi) e la cattura diretta di CO2 dall'atmosfera, solitamente collegate al successivo stoccaggio del CO2. Le emissioni evitate di gas a effetto serra sono solitamente definite come emissioni che si sarebbero verificate se le attività dell'impresa non le avessero prevenute. Tra queste attività può figurare l'introduzione di prodotti e tecnologie nuovi che riducono la domanda di alternative ad alta intensità di carbonio, ad esempio soluzioni di isolamento che eliminano la domanda di servizi energetici in un edificio. Maggiori informazioni sugli assorbimenti di carbonio e le emissioni evitate sono disponibili nella pubblicazione Land Sector and Removals Guidance del Greenhouse Gas Protocol.
L'anno base è un anno passato che può fungere da termine di paragone per le emissioni di gas a effetto serra attuali dell'impresa. In generale dovrebbe essere un anno recente e rappresentativo delle emissioni di gas a effetto serra dell'impresa, per il quale esistono dati verificabili.
L'anno obiettivo è l'anno futuro in cui l'impresa intende conseguire una determinata riduzione assoluta o percentuale delle emissioni di gas a effetto serra. Per un obiettivo a breve termine dovrebbe situarsi tra uno e tre anni dopo l'anno base. È possibile prevedere anche obiettivi a più lungo termine, ad esempio per periodi di venti o trent'anni (anno 2040 o 2050). Le imprese sono incoraggiate a stabilire quanto meno valori obiettivo a breve termine per l'anno obiettivo 2030 e, se possibile, a lungo termine per il 2050. A partire dal 2030 si raccomanda di aggiornare l'anno base e l'anno obiettivo per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra con cadenza quinquennale.
Per fissare un obiettivo le imprese dovrebbero prendere in considerazione le evidenze scientifiche esistenti sulla mitigazione delle emissioni di gas a effetto serra. L'iniziativa SBTi raccomanda un obiettivo trasversale di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra pari a -42 % entro il 2030 e a -90 % entro il 2050 (anno base: 2020). L'SBTi propone inoltre un percorso semplificato di definizione degli obiettivi per le piccole e medie imprese (6). Esistono anche percorsi specifici per settore che possono essere presi in considerazione dalle imprese nel fissare i loro obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.
Al fine di conseguire una rapida riduzione delle emissioni dirette e indirette l'impresa può intraprendere alcune semplici azioni, facili da attuare ma comunque in grado di determinare una riduzione apprezzabile delle emissioni e di sostenere l'impresa nel conseguimento dei suoi obiettivi. Ad esempio l'elettrificazione del parco veicoli, con la sostituzione dei veicoli a combustibili fossili con veicoli elettrici, avrà un effetto immediato sulle emissioni e può tradursi in una riduzione notevole, in particolare per un'impresa che dipende dai trasporti. Analogamente, sostituire l'automobile nei tragitti casa-lavoro e nei viaggi di lavoro con alternative a basse emissioni di carbonio quali la bicicletta o i trasporti pubblici è un'azione di decarbonizzazione efficace, semplice e facilmente realizzabile. Anche la revisione e l'aggiornamento della gestione interna dell'energia consentono di ottenere risultati con uno sforzo relativamente contenuto, passando ad apparecchiature efficienti sotto il profilo energetico e integrando la manutenzione nelle operazioni di routine. L'impresa può ridurre il proprio consumo di energia sottoponendo periodicamente apparecchiature e macchinari a interventi di manutenzione e sostituendoli con alternative più efficienti sotto il profilo energetico, quando e dove possibile: è il caso ad esempio di caldaie, sistemi di telecomunicazione, pompe di calore, impianti di condizionamento dell'aria, eccetera. La manutenzione periodica ne garantisce il funzionamento efficiente e riduce al minimo l'usura e la produzione di rifiuti. L'impresa può contenere ulteriormente le emissioni di tali apparecchiature automatizzando i sistemi e utilizzando temporizzatori per definire i periodi di utilizzo.
Un piano di transizione per la mitigazione dei cambiamenti climatici è costituito da una serie di azioni presenti e future volte ad allineare il modello aziendale, la strategia e le operazioni dell'impresa all'obiettivo generale di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra compatibile con tale obiettivo generale sarà alla base del piano di transizione, la cui importanza risiede nella capacità di comprendere i mezzi con cui l'impresa passerà a un'economia a basse emissioni di carbonio, tenendo nel contempo traccia dei progressi compiuti. Il piano di transizione funge da meccanismo di rendicontabilità e trasparenza e incoraggia le imprese a sviluppare percorsi credibili volti a mitigare i cambiamenti climatici attraverso le loro azioni.
La definizione di un piano di transizione credibile da parte dell'impresa dovrebbe poggiare su elementi quali: a) la definizione di responsabilità e ruoli chiari; b) l'integrazione del piano nella strategia aziendale e nella pianificazione finanziaria dell'impresa; c) l'inclusione di informazioni sulle leve e sui percorsi di decarbonizzazione nonché di indicatori quantificabili che possano essere monitorati con tempistiche predefinite; d) la possibilità di riesame e aggiornamento periodici, se del caso previa consultazione dei portatori di interessi; e) la copertura di tutte le attività dell'impresa e, per quanto possibile, della catena del valore, o la spiegazione dei motivi di eventuali limitazioni.
Le imprese che comunicano gli obiettivi di cui all'allegato IV, parte B, lettera d), del regolamento EMAS possono utilizzare i propri obiettivi di riduzione dei gas a effetto serra, se ne hanno fissati, per conformarsi al principio volontario per le PMI. L'impresa può corroborare tale informativa attraverso l'attuazione del sistema di gestione ambientale EMAS e il collegamento alla norma EN ISO 14001:2015, come indicato all'allegato II, parte B, punti A.6.2.1 e B.5 (obiettivi ambientali) del regolamento EMAS.

Orientamenti sulle modalità di identificazione dei processi manifatturieri, di costruzione e/o di imballaggio

Al fine di individuare i processi manifatturieri, di costruzione e/o di imballaggio, l'impresa può fare riferimento alle attività che rientrano nella sezione C – Attività manifatturiere, nella sezione F – Costruzioni e nella classe O82.92 "Attività di imballaggio" dell'allegato I del regolamento (UE) 2023/137.
C4

Rischi climatici

I pericoli legati al clima sono fattori trainanti dei rischi fisici legati al clima derivanti dagli effetti che i cambiamenti climatici sortiscono sull'impresa. Possono essere classificati come acuti, dovuti a eventi particolari (quali siccità, inondazioni, precipitazioni estreme e incendi di incolto), o cronici, dovuti a cambiamenti climatici nel più lungo periodo (quali il cambiamento delle temperature, l'innalzamento del livello del mare e l'erosione del suolo) (regolamento delegato (UE) 2021/2139 della Commissione). I rischi fisici sono una funzione dei pericoli legati al clima, dell'esposizione degli attivi e delle attività dell'impresa a tali pericoli e della sensibilità dell'impresa agli stessi. Esempi di pericoli legati al clima sono le ondate di calore, la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi, l'innalzamento del livello del mare, le inondazioni da collasso di un lago glaciale e il cambiamento dei regimi delle precipitazioni e dei venti. I rischi fisici legati al clima possono essere individuati e modellizzati utilizzando scenari climatici che prendano in considerazione traiettorie di emissione elevate, quale l'SSP5-8.5 dell'IPCC.
Gli eventi di transizione legati al clima possono (secondo la pubblicazione Recommendations of the Task Force on Climate-related Financial Disclosures, TCFD, 2017) essere dettati da sviluppi politici e giuridici (ad esempio obblighi rafforzati di comunicazione delle emissioni), tecnologici (ad esempio i costi della transizione verso tecnologie a basse emissioni) o di mercato (ad esempio aumento del costo delle materie prime) o da considerazioni di reputazione (ad esempio maggiore preoccupazione dei portatori di interessi).
I rischi lordi legati al clima sono i rischi fisici lordi e i rischi lordi di transizione che possono derivare dall'esposizione degli attivi e delle attività aziendali dell'impresa ai pericoli legati al clima.
C5

Altre caratteristiche (generali) della forza lavoro

Al fine di determinare il rapporto tra donne e uomini, si divide il numero di dipendenti di sesso femminile per il numero di dipendenti di sesso maschile a livello dirigenziale. In questo modo si otterrà la percentuale di donne rispetto agli uomini nell'impresa.
Formula

Il livello dirigenziale è il livello inferiore al consiglio di amministrazione, fatto salvo il caso in cui l'impresa disponga di una definizione specifica.
Ad esempio, se a livello dirigenziale vi fossero 28 dipendenti di sesso femminile e 84 di sesso maschile, il rapporto donne/uomini sarebbe pari a 1:3, il che significa che per ogni donna a livello dirigenziale vi sono tre uomini.
I fattori pertinenti che un'impresa deve prendere in considerazione nel decidere se comunicare o meno il numero di lavoratori autonomi e temporanei ai sensi del punto 60 sono: 1) il rapporto tra dipendenti e lavoratori autonomi e temporanei, in particolare in caso di dipendenza significativa e/o crescente, o 2) un eventuale rischio maggiore di impatti sociali negativi sui lavoratori autonomi o temporanei rispetto a quello per i dipendenti dell'impresa.
La tabella che segue illustra come possono essere presentate le informazioni relative ai lavoratori autonomi senza personale che lavorano esclusivamente per l'impresa e ai lavoratori temporanei messi a disposizione da imprese che svolgono principalmente attività di ricerca, selezione e fornitura di personale.

Tipo di lavoratori

Numero di lavoratori autonomi e temporanei che svolgono attività di ricerca, selezione e fornitura di personale

Totale dei lavoratori autonomi senza personale che lavorano esclusivamente per l'impresa

Totale dei lavoratori temporanei messi a disposizione da imprese che svolgono principalmente attività di ricerca, selezione e fornitura di personale

Le imprese possono fare riferimento al codice NACE O78 per i lavoratori temporanei messi a disposizione da imprese che esercitano principalmente "attività di ricerca, selezione e fornitura di personale".
C6

Altre informazioni sulla forza lavoro propria – Politiche e procedure in materia di diritti umani

Le imprese che dispongono di un processo di dovuta diligenza in materia di diritti umani possono rispondere affermativamente (SÌ) e indicare i contenuti delle politiche e/o dei processi utilizzando il menu a tendina.
C7

Incidenti gravi in materia di diritti umani

Per "incidente accertato" si intende un'azione legale o denuncia presentata all'impresa o alle autorità competenti tramite un procedimento ufficiale o un caso di non conformità individuato dall'impresa mediante procedure stabilite. Tali procedure, volte a individuare casi di non conformità, possono includere audit dei sistemi di gestione, programmi ufficiali di monitoraggio o meccanismi di reclamo.
C8

Ricavi da determinati settori ed esclusione dagli indici di riferimento dell'UE

I combustibili fossili, quali definiti all'articolo 2, punto 62), del regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, sono fonti energetiche non rinnovabili basate sul carbonio, come i combustibili solidi, il gas naturale e il petrolio.
Per "produzione di sostanze chimiche" si intendono le attività elencate nell'allegato I, sezione C, divisione 20.2, del regolamento (UE) 2023/137, ossia la fabbricazione di fitofarmaci e altri prodotti chimici per l'agricoltura.
Ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 1, del regolamento delegato (UE) 2020/1818 della Commissione, le società escluse dagli indici di riferimento UE allineati con l'accordo di Parigi sono le seguenti:
società che ottengono l'1 % o più dei ricavi dalla prospezione, estrazione, distribuzione o raffinazione di carbon fossile e lignite;
società che ottengono il 10 % o più dei ricavi dalla prospezione, estrazione, distribuzione o raffinazione di oli combustibili;
società che ottengono il 50 % o più dei ricavi dalla prospezione, estrazione, produzione o distribuzione di gas combustibili; e
società che ottengono il 50 % o più dei ricavi dalla produzione di energia elettrica con un'intensità dei gas a effetto serra superiore a 100 g CO2eq/kWh.
C9

Diversità di genere nell'organo di governance

L'organo di governance è la massima autorità decisionale di un'impresa. A seconda della giurisdizione in cui è stabilita l'impresa e della sua classificazione come soggetto giuridico, il formato dell'organo di governance può variare.
Sulla base dell'SFDR, il rapporto di diversità di genere nell'organo di governance è calcolato come rapporto medio tra i membri femminili e maschili.
Formula

Esempio
L'organo di governance di una PMI è composto da sei membri, di cui tre donne. Il rapporto di diversità di genere è pari a 1: per ogni donna vi è un uomo.

Note

  1. (1)Greenhouse Gas Protocol, GHG Protocol Corporate Accounting and Reporting Standard – Revised Edition. World Resources Institute & World Business Council for Sustainable Development.
  2. (2)Greenhouse Gas Protocol, GHG Protocol Corporate Accounting and Reporting Standard – Revised Edition. World Resources Institute & World Business Council for Sustainable Development.
  3. (3)SEI e CCAC (2022), A Practical Guide for Business Air Pollutant Emission Assessment. Stockholm Environment Institute (SEI) e Climate and Clean Air Coalition (CCAC).
  4. (4)Regolamento delegato (UE) 2022/1288 della Commissione, del 6 aprile 2022, che integra il regolamento (UE) 2019/2088 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme tecniche di regolamentazione che specificano i dettagli del contenuto e della presentazione delle informazioni relative al principio "non arrecare un danno significativo", che specificano il contenuto, le metodologie e la presentazione delle informazioni relative agli indicatori di sostenibilità e agli effetti negativi per la sostenibilità, nonché il contenuto e la presentazione delle informazioni relative alla promozione delle caratteristiche ambientali o sociali e degli obiettivi di investimento sostenibile nei documenti precontrattuali, sui siti web e nelle relazioni periodiche (GU L 196 del 25.7.2022, pag. 1).
  5. (5)Ad esempio automobili, assicurazione sanitaria privata, assicurazione sulla vita, programmi per il benessere.
  6. (6)L'SBTI offre alle PMI anche risorse per fissare obiettivi fondati su dati scientifici.